26 Maggio 2024

L’IMPORTANZA DI VACCINARE TUTTI I BAMBINI AL DI SOTTO DEI 12 ANNI: SARA’ LA FIGLIA DI TUTTE LE BATTAGLIE

I dati sono incoraggianti e si spera in una collaborazione tra le aziende produttrici ed i pediatri, che lo consigliano caldamente. Tutti i pareri degli esperti

 

 

Dunque, Pfizer e BionTech hanno annunciato i loro risultati del vaccino anti Covid da somministrare ai
bambini al di sotto dei 12 anni e lo hanno definito sicuro ed altamente efficace. Ora scattano due iter,
altrettanto importanti. Uno sarà burocratico e scientifico, che attraverso le autorità regolatorie, e, cioè
l’Agenzia Europea del farmaco (EMA) e la Food and Drugs administration americana, dovrà vagliare i
risultati del trial aziendale e decidere se autorizzare l’estensione della campagna ai più piccoli. L’altro
percorso, più accidentato, sarà emotivo, viscerale, propagandistico e politico, e sarà frequentato da due
categorie: una rispettabile, che comprende gli scettici in buona fede ed i ragionevolmente preoccupati, e
l’altra deprecabile che comprende gli <<anti>> a prescindere, gli adepti alla farmaco fobia, le varie sette
complottiste ed i politici a caccia di voti in questi specifici settori. Di certo, il vaccino ai bambini al di sotto
dei 12 anni sarà la figlia di tutte le battaglie, l’ultima Trincea dei No Vax, il Piave dei negazionisti, la
Maginot dei populisti. Sarà, insomma, l’Armageddon, lo scontro, in cui gli sconfitti dalla scienza in questi
due anni, proveranno a riprendersi la rivincita sul tema più sensibile di tutti: la salute dei bambini. Se erano e restano inflessibili sui corpi degli adulti, figurarsi su quelli dei piccoli. Grideranno <<giù le mani dai nostri figli>> e voleranno urla, uova e speriamo poco altro. Attenzione, però: questo aumento di temperatura vale anche per gli altri, per i Si Vax, per l’esercito paziente degli italiani adulti e consapevoli, che appartengono a tutte le etichette politiche.

Essi si sono vaccinati in massa per sé e per gli altri. La sensibilità ed importanza del tema vale anche per loro. Avendo a che fare con i bambini, le scorte di pazienza si esauriscono in fretta ed i ritardi dovuti ad eccessi di cautela extra-scientifici ed equilibrismi politici non sarebbero sopportati agilmente. Ed allora, per prevenire una degenerazione dello scontro ideologico sulla pelle dei più piccoli, è bene tenere presenti due punti fondamentali. Negli Stati Uniti, la variante Delta ha portato il numero dei ricoveri pediatrici, anche in terapia intensiva, ad un livello mai visto nel corso della pandemia, soprattutto in seguito alla riapertura delle scuole. Su 5 nuovi casi, uno riguarda un minore. Da luglio casi pediatrici di Covid sono aumentati del 240%. I pediatri italiani sono massicciamente a favore del vaccino da somministrare ai bambini al di sotto dei 12 anni, naturalmente dopo aver completato tutte le necessarie verifiche. La posizione espressa dalla società italiana di pediatria è chiarissima e si auspisca che il vaccino contro il Sars-Cov 2, dimostri, confermati i promettenti dati ad oggi disponibili, la propria efficacia anche nei soggetti da 0 a 12 anni, in modo che, completato l’iter previsto dalle norme, anche questa categoria di pazienti possa usufruire della stessa possibilità di prevenzione contro il Coronavirus. I pediatri insistono che i dati della letteratura scientifica confermano che, seppur raramente, il Covid può determinare il decesso anche in età evolutiva e che non sono rari i casi gravi, in particolare la Mis-C , cioè la Multisystem Infiammatory Syndrome in Children. Questi stessi pediatri, sostengono, con fermezza, il diritto di tutti i soggetti in età evolutiva a poterne fruire delle vaccinazioni disponibili per le fasce di età nelle quali esiste già un vaccino autorizzato e, quindi, di poter offrire a questi soggetti la stessa opportunità di cura. A questo punto, la parola deve passare alla scienza. Tutto va inteso come una verifica del farmaco da parte delle autorità, ma, anche e soprattutto, devono avvenire comunicazione e divulgazione, proprio perché gli animi sono stressati da un anno e mezzo di pandemia e si arriva al momento più delicato. Il grande scienziato Enrico Bucci offre il suo contributo e si dimostra entusiasta per una notizia del genere. Il compito di richiamare alla cautela , che non significa, si badi bene, alla negazione dell’utilità di questo vaccino e dell’immunizzazione dei bambini in generale. Analizziamo il manuale della cautela in tutti i suoi diversi punti. Il trial ha arruolato da 6 mesi bambini di 11 anni e sono disponibili i risultati sui 2268 partecipanti da cinque anni in su.

Dunque, il numero di individui ai quali è stata somministrata la doppia dose di vaccino appare molto ridotto rispetto agli studi che sono stati condotti su soggetti adulti; questo è accettabile, ma la confidenza statistica sui risultati ottenuti ovviamente ne risente. Il periodo di osservazione per gli effetti collaterali è, ancora, molto breve; questi sono risultati incoraggianti e certo utili, ma che necessitano di essere integrati per arrivare al traguardo fissato dal protocollo clinico, con un tempo di osservazione più lungo dell’attuale. Quanto alla dose utilizzata ed alla sua efficacia, sebbene la risposta immunitaria riscontrata sia eccellente, non è stato possibile determinare l’efficacia clinica, una misura più difficile da riscontrare nei bambini i quali, per ora, si ammalano di meno, e tutto ciò, pertanto, richiede un periodo di osservazione più lungo. Bucci è molto chiaro nel pesare tutti gli elementi e questa chiarezza dovrebbe servire da esempio a tutti. E’ un appello alla cautela, non a dubitare dell’efficacia ella vaccinazione pediatrica. Si necessita urgentemente di vaccini e di datifunzionanti nei bambini, perché questa fascia di popolazione è al momento scoperta e costituisce un facile accesso all’agente patogeno, che provoca la pandemia. Si devono porre ostacoli al virus anche in questi casi, per contrastare le mutazioni e l’evoluzione dello stesso. Questo trial rappresenta un’ottima notizia, ma si tratta soltanto di un comunicato aziendale. Servono dati consolidati ed il parere di chi, per mestiere, deve rassicurarci sul fatto che la situazione sia veramente quella che le aziende descrivono. Bucci, intanto, raccomanda, vigilanza nelle scuole ed il rispetto di tutte le misure di sicurezza. In attesa del responso sul vaccino però, raccomanda ai genitori dei bambini non immunizzati di vaccinarsi, per la loro sicurezza ed anche per quella dei propri figli. Esiste un altro ostacolo e, cioè, i problemi di carattere religioso. Il vaccino ai bambini sotto gli 11 anni è fondamentale, anche e, soprattutto nei paesi a bassa immunizzazione. Questa fascia di età è serbatoio nel quale il virus cercherà disperatamente di mutare per salvarsi e questo deve essere chiaro per tutti. La linea prevalente che si intende seguire è quella dell’attesa. Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco e della Statale di Milano né ottimista e dichiara che si tratta di una sperimentazione con numeri importanti anche se non enormi, ma questa base consente di utilizzare il vaccino nella fascia di età 5- 11 anni. La variante delta colpisce molto questa popolazione e quindi è raccomandato, perchè permetterà di ridurre la diffusione e di consentire la limitazione della circolazione del virus dato che si tratta di un pezzo di abitanti non vaccinati. Francesco Vaia, direttore dell’istituto Spallanzani di Roma, è il più cauto è dichiara
che, forse, è troppo presto. Non ci sono ancora indicazioni univoche da parte della comunità scientifica per immunizzare questi soggetti così sensibili. Non si devono rincorrere i comunicati stampa delle aziende e ci sono opinioni contrastanti in merito. E’ utile aspettare, sospendere, vedere. Se le autorità regolatorie
internazionali lo approveranno e si assumeranno la responsabilità, allora si potrà procedere. Vaia è un forte sostenitore del vaccino, ma spiega che non si tratta di una pozione magica. Si deve lavorare, nella società, a monte, per risolvere i problemi del contagio. Guido Rasi, consulente del commissario all’emergenza Figliuolo, fa notare che la proprio la variante Delta attacca già in età pediatrica. E’ indispensabile, secondo lui, vaccinare, anche i bambini di quest’età, i quali rispondono meglio all’immunizzazione. E’ importante, innanzitutto, per loro stessi, perché cominciano a verificarsi casi preoccupanti, soprattutto tra i bambini più vulnerabili e cioè quelli di età compresa tra i 3 e gli 11 anni. E poi una popolazione è protetta se sono protette tutte le face d’età. Fabrizio Pregliasco, docente alla statale di Milano, è attendista positivo e dichiara che i dati sono interessanti, anche se il campione preso in esame non è considerevole. Si deve assolutamente ampliare la platea dei vaccinabili alla luce della diffusione della variante Delta. Si può ampliare l campione si possono consolidare ulteriormente i dati, aspettando la disposizione formale di FDA ed EMA. Si tratta di una bella notizia e il tutto potrà avvenire in tempi molto ristretti, ma, sicuramente, non prima di 2 o 3 mesi. A Pregliasco è stata posta la domanda se farebbe il vaccino ad un suo nipotino. Lui ha risposto affermativamente, perché lo ritiene necessario, dato i guai che la variante Delta sta provocando, come per esempio Mis-C. L’1% dei bambini ammalati va comunque in ospedale e sussiste ancora l’incognita long Covid. Matteo Bassetti, dirwttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova è strasicuro e dichiara che alle famiglie va detto che questo è un vaccino che se confrontato con gli altri tradizionali che ogni anno vengono somministrati ai ragazzi, ha requisiti di sicurezza anche migliori. Se l’EMA darà il suo benestare, si potrà ridurre di molto la circolazione del virus nella fascia d’età più giovane, che oggi non abbiamo possibilità di immunizzare. Se i bambini ed i ragazzi vengono vaccinati per altre malattie infettive, si può tranquillamente vaccinarli anche per il Covid. Affermare il contrario è ridicolo e nasconde posizioni ideologiche che non hanno nulla a che fare con la scienza. Con l’immunizzazione della fascia 5-11 anni sarebbe molto più raggiungibile l’obiettivo della copertura del 95% della popolazione, prefigurando, per il Covid, un futuro simile a quello dell’influenza. Insomma, niente guerre: solo calma, pazienza e fede nella scienza. Guido Honorati Broggi

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