26 Maggio 2024

MODERNA ANNUNCIA UN VACCINO CONTRO LA VARIANTE OMICRON ENTRO L’INIZIO DEL 2022

Il capo della ricerca dichiara che sono ottimisti. Se necessario presto sarà disponibile un prodotto ad hoc su larga scala. Anche Pfizer è al lavoro. Ed ecco perché i vaccini ad mRNA si aggiornano così rapidamente

 

La giornalista Cristina Marrone ha intervistato il capo della ricerca della società farmaceutica Moderna che ha dichiarato che se dovesse servire un nuovo vaccino contro la variante Omicron del Covid, la casa produttrice sarà in grado di fornirlo su vasta scala entro l’inizio del prossimo anno. Lo sostiene, appunto, il capo dei ricercatori, Paul Burton, secondo indiscrezioni riportate dal Guardian. Lui ha affermato che bisogna essere fiduciosi. Si è imparato molto sul Covid e su come affrontarlo. Ha anche sottolineato che si tratta di un virus dall’aspetto pericoloso , ma ora si hanno numerosi strumenti nell’armamentario per combatterlo. Quindi, è ottimista. Burton ha spiegato che un’idea più precisa in merito all’efficacia di questi vaccini contro questa particolare variante, si avrà molto presto, ma come già sostenuto in precedenza, il vaccino potrebbe essere prodotto, su larga scala entro l’inizio del 2022. Il problema consisterà nella distribuzione, poichè la società potrebbe impiegare mesi prima di essere in grado di inviare in modo capillare il nuovo preparato, specifico contro Omicron.

 

 

 

L’Oms ha battezzato quest’ultima variante come preoccupante, ma Moderna ha annunciato che svilupperà un booster di vaccino anti-Covid appositamente per questo nuovo ceppo. Burton ha dichiarato ancora che si hanno tre linee di difesa che avanzano in modo parallelo: 1)Un richiamo, con una dose poù alta, cioè 100mg; 2)Due candidati booster multivalenti che anticipano mutazioni, come quelle emerse nella nuova variante; 3)Un candidato specifico, che prenderebbe il nome di mRna-1273.529. Tutto questo è stato illustrato da Stephen Bancel , amministratore delegato dell’azienda Usa. Anche Pfizer-BioNtech sta lavorando ad un vaccino aggiornato. La società tedesca ha iniziato a sviluppare il nuovo preparato destinato ad intercettare varianti, Omicron compresa. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Pfizer sta già sviluppando un nuovo vaccino Covidadattato, in modo tale da poter intercettare le nuove varianti. Questi vaccini, a base di mRNA, sono stati costruiti in modo tale da consentire una rapida modifica agli stessi. Anche gli scienziati di Pfizer hanno dichiarato di poter adattare l’attuale vaccino in breve tempo e spedire i lotti iniziali entro 100 giorni in caso si verifichi una variante che sfugga all’attuale vaccino. Ci si domanda, quindi, come si possono aggiornare rapidamente questi vaccini a base di mRNA, come hanno annunciato le due case farmaceutiche  che li producono. Questi vaccini possono essere adattati rapidamente grazie alla nuova tecnologia impiegata. Se Omicron si dovesse rivelare una mutazione che riduce di molto l’efficacia di questi sieri, non sarebbe tutto da rifare perché è proprio l’uso dell’mRNA che semplifica i cambiamenti. In questi vaccini, si utilizza un pezzetto del codice, l’mRNA, che sarebbe il messaggero, che porta nelle cellule le informazioni necessarie per produrre la proteina spike del virus. L’obiettivo consiste nello stimolare la risposta del sistema immunitario contro la spike, che è la parte con la quale il virus aggancia le cellule e si diffonde nell’organismo. Tramite un vaccino a mRNA un individuo riceve il codice per la produzione della proteina e non la proteina stessa, purificata, o il virus attenuato o inattivato. Ci sono molti vantaggi che derivano dall’utilizzo di questo tipo di prodotto. Fra questi, una maggiore facilità, rispetto ad altre tecnologie di vaccini, di cambiare questo codice in caso di mutazioni. Cambiando l’mRNA, portato dalle cellule, che serve alla produzione della spike, si riproduce la nuova struttura della proteina con le mutazioni, senza modificare la piattaforma. E’ più semplice produrre e sostituire l’mRNA , la cui sintesi è chimica invece che biologica, rispetto al virus o alle proteine alla base degli altri tipi di vaccini. A distanza di pochi giorni dall’ottenimento del codice genetico della variante è possibile già avere pronto un campione di mRNA per i primi test vaccinali. Le prove generali sono già in corso e le case farmaceutiche sono, in realtà, al lavoro da tempo per essere pronte nel caso compaia una variante molto diversa dalle altre e capace di bucare i vaccini  attualmente in commercio. Negli ultimi mesi Pfizer BioNTech hanno portato avanti ricerche esercitandosi su varianti conosciute di Sars- Cov-2, come Beta e Delta. Hanno testato con studi clinici aggiornati e messo a punto flussi di lavoro per essere pronte a muoversi velocemente se e quando dovesse emergere una nuova variante “immune escape”. Le due società hanno testato un vaccino specifico contro la variante Beta in uno studio clinico randomizzato e controllato che ha coinvolto 930 partecipanti. Ad agosto le aziende hanno iniziato la sperimentazione di un vaccino multivalente contro Alfa e Delta. Philip Dormitzer, vicepresidente e direttore scientifico nel dipartimento di sviluppo dei vaccini virali di Pfizer, aveva dichiarato, ad ottobre, alla rivista Nature, che non si stavano svolgendo questi test perchè pensavano di averne bisogno per contrastare questi ceppi, ma per testare tutti i passaggi necessari per aggiornare il vaccino. Dalla ricerca pre-clinica , alla produzione, ai test clinici fino alla presentazione dei dati agli Enti regolatori in modo da essere pronti e veloci a partire in caso di necessità. Una sorta di prova generale, dunque. Tanto che l’azienda farmaceutica ha sottolineato che non intende mettere in commercio i vaccini creati contro le varianti Beta e Delta. Anche Moderna ha reclutato 500 partecipanti per testare nuovi vaccini per testare Beta e Delta distintamente ed insieme.  Jacqueline Miller vicepresidente senior e capo della ricerca sulle malattie infettive presso Moderna ha dichiarato che lo scopo era stabilire un percorso rodato che si sarebbe potuto rivelare utile in futuro su ceppi che potrebbero rivelarsi più resistenti ai vaccini. Ci si domanda, quindi, come si determina l’efficacia dei vaccini. Questa determinazione, contro una nuova variante nel mondo reale può rivelarsi non semplice. Potrebbe risultare difficile reperire volontari che ancora non sono stati vaccinati, ma che siano disposti a sperimentare un nuovo prodotto, soprattutto in quelle aree del mondo che hanno avuto accesso alla vaccinazione di massa. Inoltre sorgono problemi di tipo etico per quanto concerne il reclutamento di gruppi placebo per studi randomizzati e controllati  in merito all’efficacia. Per questo le case farmaceutiche stanno lavorando a studi sull’immunogenicità, che dovrebbero offrire alternative a questo genere di studi. L’immunogenicità misura le risposte immunitarie innescate dai vaccini contro le varianti, come, ad esempio, l’aumento dei livelli di anticorpi o cellule B, in confronto ai vaccini di prima generazione. Ed in questo caso, i tempi si accorcerebbero sempre ed ancora di più. Guido Honorati Broggi

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