25 Febbraio 2024

PERCHE’ I NO VAX VACCINANO I LORO CANI E NON SE STESSI. SI TRATTA DI UN CASO DI SUICIDIO DI SPECIE

Non esiste alcuna ragione, se non la fine di un’idea di futuro per andare contro la predisposizione naturale alla sopravvivenza, che i vaccini, in tempi di Covid favoriscono

Il giornalista Fabrizio Rondolino racconta che qualche mese fa ha incontrato allo stallo dove fa il volontario, una coppia intenzionata ad adottare Summer. Di solito non si occupa lui delle pratiche e delle visite che precedono l’adozione, ma quel giorno voleva conoscere le persone con le quali avrebbe vissuto un cane al quale era particolarmente affezionato. Questo cane, infatti, era stata diversi mesi presso di lui, a causa del sovraffollamento dello stallo, ed erano diventati amici. Chiaccherando el più e del meno, il discorso è scivolato inevitabilmente sul Covid, come accade sempre ormai da quasi due anni e così il giornalista ha scoperto che il ragazzo della coppia non si sarebbe vaccinato perché si curava con la propoli. Lui non ha ribattuto nulla, ma gli ha chiesto se avesse fatto vaccinare Summer. La risposta è sta prossocchè immediata e spontanea, quasi come che se gli fosse stato chiesto se avesse dato da mangiare al cane, è stata affermativa: “Ma certo, ci mancherebbe”. Il volontario, che si preoccupa della salute degli animali e non di quella degli esseri umani , non ha obiettato nulla alla richiesta di adozione: e va detto che oggi Summer è un cane felice che vive in una famiglia affettuosa e piena di premure. L’affermazione che lo poco convinto e che lo ha spinto a riflettere, riguarda il fatto che persone dichiaratamente e decisamente no vax fossero invece favorevoli ai vaccini per i cani, dei quali evidentemente conoscono l’efficacia. Del resto, se ci pensiamo, tutti i no vax si sono a loro volta vaccinati contro qualcosa ed hanno vaccinato anche i loro figli, perché così è sempre stato fino alla pandemia. L’avversione al vaccino anti-Covid non ha dunque alcun rapporto né con la realtà, né con la vita vissuta dei no vax. Si tratta soltanto di una specie di psicosi o di un’allucinazione collettiva o forse di un pretesto per dire altro. Gli esseri viventi sono mossi da due principi e la loro esistenza è regolata a due leggi indiscutibili: sopravvivere e riprodursi. Come si comporta il virus, così ci comportiamo noi. E così si comportano le querce e le zanzare, i leoni e le rose. Sopravvivere per riprodursi, riprodursi per sopravvivere è la modalità di funzionamento della natura animata: si tratta di una necessità etologica imprescindibile, ed è anche un imperativo morale, se riteniamo che la morale debba affondare la sua radice nella natura. L’unica differenza che ci contraddistingue dagli altri esseri viventi conosciuti riguarda il fatto che possediamo un’intelligenza capace, fra le altre cose, di creare le medicine ed i vaccini, che comportano un miglioramento artificiale delle nostre possibilità di sopravvivenza. Ed infatti, durante l’ultimo secolo, la durata media della vita umana è quasi raddoppiata, la mortalità infantile è crollata ed un gran numero di malattie si sono estinte. Curarsi e vaccinarsi sono dunque azioni profondamente naturali, dato che obbediscono alla legge che governa la vita.

E’ invece contro natura rifiutare il vaccino, cioè rinunciare deliberatamente ad uno strumento di sopravvivenza. Etologicamente non ha alcun senso. Ci si domanda quindi perché esistono i no-vax. Dal punto di vista logico, contestare i vaccini equivale a contestare la sfericità della Terra, e negare, quindi, la realtà. Ma se i terrapiattisti non fanno alcun danno(Rondolino ha affermato che, per lui, il pianeta può essere tondo, ma non cambierebbe poi molto se fosse anche un disco o un dodecaedro),i no vax, invece, attentano, in un certo modo, all’integrità della specie, cioè alla sua sopravvivenza ed alla sua riproduzione. Ci si domanda, quindi, cosa possa essere successo per provocare uno slittamento così vistoso e, potenzialmente, catastrofico. Non può essere un caso se le posizioni no-vax prosperano soltanto nell’Occidente ricco, ben pasciuto, sano e longevo. Nei Paesi poveri la situazione è esattamente rovesciata, perché non ci sono i vaccini.

Noi invece ci permettiamo di rifiutarli, in una specie di roulette russa dove il virus può soltanto vincere e noi soltanto perdere. L’interrogativo riguarda il perché e la spiegazione può essere legata alla fine dell’idea di futuro. Il futuro che ci dipingiamo noi ricchi equivale a quello dettato da Greta: distruzione, catastrofi, morte. Non soltanto non riusciamo ad immaginare, per il domani, un mondo migliore, come, del resto, è sempre stato dal Neolitico in poi, ma addirittura neghiamo che possa esistere un domani. E dunque tanto vale lasciarsi morire. L’irrazionalismo nichilista di questa posizione è evidente, così come è evidente la pulsione autodistruttiva che aggredisce ed addirittura capovolge la legge fondamentale della natura, che è, appunto, la sopravvivenza. Il suicidio di specie, ancorchè limitato a sparute quanto numerose minoranze, rappresenta un unicum nella storia dell’evoluzione e meriterebbe una riflessione meno frammentaria di questo appunto. Guido Honorati Broggi

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