Una nuova ipotesi terapeutica per la lotta alla Covid-19. A proporla il biologo ricercatore Aldo Giudice di Agropoli, specialista in microbiologia in forza all’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli e alla facoltà di Medicina di Salerno, al cui progetto ha collaborato il medico ematologo Giovanni D’Arena dell’ospedale di Vallo della Lucania e con alle spalle diverse pubblicazioni scientifiche a livello internazionale.
L’ipotesi terapeutica si basa sull’idea, supportata da numerose evidenze scientifiche, che si possa interferire sull’eccesso di ioni calcio che si verifica quale effetto dell’infezione virale e che, attraverso complessi meccanismi molecolari, porta alla produzione delle citochine infiammatorie che sono responsabili del danno polmonare con la conseguente sindrome respiratoria acuta, potenzialmente mortale. Tale interferenza si può ottenere attraverso la somministrazione di cloruro o solfato di magnesio a dosaggio appropriato. Ad esso è possibile associare l’artemisia annua di cui è stata dimostrata l’efficacia nel contrastare il coinvolgimento polmonare da parte del coronavirus. L’ipotesi proposta, quindi, è fondata sull’idea che l’inibizione, o la modulazione, da parte dei sali di magnesio da soli, o in associazione all’Artemisia annua, del rilascio del calcio all’interno della cellula, possa costituire il razionale per una terapia efficace a cui eventualmente poter associare vari altri prodotti ed integratori.
Da testare anche la possibilità di associazione con gli omega-3, per un’efficace riduzione dell’infiammazione, e vari supplementi a base di enzimi combinati, contenenti non solo quelli animali ma anche quelli di derivazione vegetale. Questi enzimi aiutano la digestione e sono capaci di sostituire quelli pancreatici, per cui sono frequentemente usati come enzimi digestivi. Questa terapia enzimatica, sottolineano il microbiologo e il medico ematologo, migliora la circolazione sanguigna, riduce l’infiammazione, stimola la risposta immunitaria, aiuta a riparare velocemente i tessuti, rimuove i prodotti di scarto e porta i nutrimenti alle aree danneggiate. Tutti questi prodotti, da somministrare comunque sotto controllo medico, devono tuttavia avere particolari caratteristiche qualitative. Tale approccio terapeutico, da validare sul campo, potrebbe anche costituire uno schema da combinare eventualmente con quelle che sono le attuali terapie, anche sperimentali, utilizzate contro la Covid 19.
I due ricercatori cilentani suggeriscono di tenere in conto anche altri due importanti approcci terapeutici per questa temibile infezione. Il primo è l’autoemoterapia con l’ozono, ossia la somministrazione nel sangue del paziente di dosi calibrate di ozono, previo controllo ematologico del suo emocromo e della glucosio-6 fosfato deidrogenasi, il secondo è la carbossiterapia, in altre parole la somministrazione, in base al cosiddetto effetto Verigo-Bohr, di una miscela d’aria costituita da ossigeno ed una piccolissima quantità di anidride carbonica, per spingere l’ossigeno stesso dal sangue ai tessuti, favorendo l’ossigenazione completa delle cellule. «Si tratta di una terapia poco conosciuta nonostante potrebbe essere più efficace rispetto all’ossigeno puro al 100%», affermano Aldo Giudice e Giovanni D’Arena. L’ipotesi terapeutica è stata inviata nelle settimane scorse ad una rivista scientifica internazionale ed è in attesa di pubblicazione.Salvatore De Napoli

Di admin

Sergio Vessicchio blogger, youtuber, social media manager attivo per stampa televisiva, carta stampata, siti web, opinionista televisivo, presentatore, conduttore.

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