21 Luglio 2024

BLITZ NELL’AGRO NOCERINO 23 ARRESTI SCACCO AI CLAN GIUGLIANO E FEZZA-DEVIVO

carabinieri del Comando Provinciale di Salerno e la polizia di Stato della Questura di Salerno stanno eseguendo una ordinanza applicativa di misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura della Repubblica a carico di 23 persone.

Sono indagate nell’area nord dell‘Agro Nocerino per associazione per delinquere di stampo camorristicospaccio di stupefacenti, estorsioni, rapine e detenzioni illegale di armi e munizioni.

Scacco ai clan Giugliano e Fezza-De Vivo. I carabinieri del Comando Provinciale e della Polizia di Stato di Salerno hanno eseguito, all’alba di stamane, un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emesse dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 23 persone, 22 delle quali finite in carcere, indagate per associazione per delinquere di stampo camorristico, spaccio di stupefacenti, estorsioni, rapine e detenzioni illegale di armi e munizioni nell’area nord dell’Agro Nocerino-Sarnese. Gli indagati, a vario titolo, sono in tutto 32.

Il blitz dei poliziotti della Squadra Mobile diretti dal vicequestore Gianni Di Palma, in sinergia con i militari dell’Arma coordinati dal col. Filippo Melchiorre, ha di fatto inferto un nuovo, durissimo colpo al clan camorristico capeggiato da Rosario Giugliano, il quale, sfruttando la propria fama criminale derivante dalla storica appartenenza alla disciolta ‘Nuova Famiglia’ Alfieri-Galasso operante a Poggiomarino, aveva preso il controllo dell’area compresa tra i comuni di Pagani, San Marzano sul Sarno, Scafati e comuni limitrofi dell’Agro Nocerino Sarnese.

Dalle indagini è emerso che gli odierni arrestati, in particolare, imponevano estorsioni agli imprenditori locali per sovvenzionare le proprie attività illecite, esercitando anche intimidazioni con l’uso di armi e continue telefonate minatorie alle vittime. Il pizzo da pagare variava dai 2mila ai 10mila euro al mese, a seconda della grandezza della ditta presa di mira dal clan, che organizzavano riunioni fra loro per concordare quali attività sottoporre al racket. Con tali proventi venivano poi acquistate armi ed ingenti partite di droga, nella fattispecie cocaina, da cedere ad una fitta rete di pusher controllata dal clan Fezza-De Vivo. Armi che, per sottrarle a possibili controlli delle forze dell’ordine, venivano finanche sotterrate in luoghi ritenuti sicuri grazie a prestanome compiacenti.

 

 

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