28 Maggio 2024

UNA FARMACISTA DI MILANO SI RIFIUTA DI EFFETTUARE I TAMPONI AI NO VAX A CAUSE DELLE TROPPE VIOLENZE E DEI NUMEROSI INSULTI

La dottoressa Cristina Longhini, che ha perso il padre a causa del Covid, ha dichiarato che praticherà tamponi, ma che dedicherà l’area alla somministrazione della terza dose del vaccino

Non sarebbero più potuti andare al lavoro e, quindi, si erano rassegnati ad effettuare i tamponi, ma non li accettavano senza far sapere come la pensavano. E dato che a protestare erano tutti no vax, da questi ultimi ogni volta giungevano lamentele, insulti ed urla. Ecco perché la farmacia Cà Granda di Niguarda, a Milano, ha deciso di non praticare più i tamponi, riservando quegli spazi e quel personale alla campagna vaccinale per la terza dose. La dottoressa Cristina Longhini, 40 anni, di Bergamo, consigliera del Movimento italiano farmacisti collaboratori, la quale rappresenta 10.000 persone in tutta Italia ed è figlia di una vittima per Covid, cioè suo padre Claudio, morto nella primavera del 2020 a 65 anni, ha dichiarato che, ormai, da fine settembre, lei ed i suoi colleghi stavano subendo un clima di odio e di tensione. C’era astio nei confronti della campagna vaccinale ed anche nei loro confronti. C’erano persone che mettevano in dubbio l’efficacia del vaccino o,m peggio ancora, che il vaccino ci farà morire tutti, ci farà venire il cancro. Altre dichiarazioni deliranti affermavano che fra dieci anni noi vaccinati moriremo e rimarranno i non vaccinati. Le più grandi assurdità hanno raggiunto l’apice quando i no vax hanno dichiarato che nei vaccini ci sono i microchip ed il 5G. Altre farneticazioni affermavano che dato che noi non paghiamo il vaccino, dobbiamo pagare loro il tampone, che dovrebbe essere fatto anch’esso gratis. Ci accusano di rubare loro i soldi. C’era perfino chi augurava loro la morte, chi diceva di aver bisogno del tampone ma non credeva nel vaccino e se ne andava sbattendo la porta con rabbia. Così è andata avanti la situazione per più di trecento o quattrocento volte al giorno. Quando è entrato in vigore l’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro, anche chi decideva di vaccinarsi reagiva male, perché non sapeva che, dopo la prima dose, servono due settimane per ottenere il certificato ed era, comunque, obbligatorio fare il tampone. Quindi queste persone pretendevano il passaporto vaccinale. Di qui la decisione della farmacia di non effettuare più tamponi.

La titolare e la collega della dottoressa conoscevano bene il padre di quest’ultima ed erano ben consapevoli di tutto quello che era avvenuto a Bergamo ed a Milano, con la seconda ondata. Hanno deciso di non fare più i tamponi a gente così insensibile. Umanamente, era troppo pesante affrontare queste persone. Questa decisione è stata annunciata durante la trasmissione Diritto e Rovescio, andata in onda su Retequattro. La dottoressa afferma che, mentre era in onda, ha sentito qualcuno dire che non avrebbe fatto il tampone perché lo riteneva un esame troppo invasivo. Lei ha avuto suo padre morto sui camion dell’esercito a Bergamo e le vengono a riferire che tutto ciò era un fotomontaggio e che suo padre non era morto per Covid. Non si riesce a capire come mai la gente sia così disinformata. Queste persone non sanno che proprio perché non inietti niente di irreversibile nell’organismo, l’Rna si degrada e la risposta anticorporale diminuisce, ed in alcune categorie lo fa più in fretta. Queste persone pensano che l’uso del green pass violi il loro diritto al lavoro, ma si dimenticano di tutto quello che è successo lo scorso anno. Una cliente le riferito con parole sprezzanti che l’aveva guardata in televisione, ma che non si sarebbe mai fatta iniettare quella schifezza. Così la chiama lei. La dottoressa le ha raccontato che aveva un papà che stava bene e che ha affrontato una tragedia. Ha avuto tanti pazienti con il Covid e se noi non ci fossimo vaccinati, saremmo ancora chiusi in casa e con chissàò quanti morti. Se fosse per gente come loro, saremmo ancora al lockdown.  Guido Honorati Broggi 

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