11 Settembre 2026

AGROPOLI,QUEL CIELO CHE NON RIESCE PIU’ A DIVENTARE ‘ BLU

Non siamo ipocriti, nessuno di noi in questi giorni ha avuto momenti di ottimismo,di ripresa, di aperture, di speranze. Le copiose notizie che stanno arrivando hanno consumato le nostre lacrime. E sono tutte negative come quelle dei virologi che in questo anno ci hanno iniettato attraverso la tv ,i giornali, internet. Agropoli di solito bella e soridente si presenta sconsolata e piegata su se stessa per la perdita di figli cari che hanno dato tanto alla comunità e alle loro famiglie. Sarebbe dissacrante fare i nomi di alcuni e non quelli di altri, il nostro pensiero va a tutti In un momento di sconforto, in piena pandemia, Agropoli sta registrando un cambio generazionale shoccante. Il rinnovamento sta avvenendo tourt court, senza i passaggi dovuti, quelli temporali che preparano al cambio, al rinnovamento, per noi questo è molto traumatico. Siamo noi che abbiamo una veduta pessimista? Il nostro lavoro ci porta a prendere atto e a riportare quello che vediamo. E la gente sta dando segni di cedimento psicologico leggendo i post su facebook, la piazza virtuale che ha sostituto Miezz u cumn, a stazion,u lungomare, basc o pastificio, abbasc o puort, e via dicendo . O forse noi abbiamo altri interessi e altre vedute, magari i giovani, i ragazzi, le nuove generazioni vivono questi posti e noi non ce ne accorgiamo. Speriamo sia così. Agropoli sta cambiando o siamo noi che stiamo invecchiando? Il nostro approccio ai luoghi di ritrovo è mutato con il tempo, le nostre abiutudini sono diverse.

La chiusura totale a causa dell’emergenza ha, probabilmente, accellerato il processo di cambiamento? Da un anno non c’è più il calcio, e sappiamo che anche se ormai poco seguito l’Agropoli rappresenta un collante tra le vecchie e le nuove generazioni, un collante troppo importante e quindi anche quel ritrovo non c’è. Non ci sono le processioni, i riti, le funzioni, non ci sono le notti bianche, non c’è il carnevale, il revival, non ci sono quelle manifestazioni sportive che l’hanno inorgoglita, il torneo internazionale, le ormai famose gare di atletica leggera, le maratone. Regge il settembre culturale. Non c’è più il basket che l’attuale società sta cercando di riportare degnanamente ai fasti di un tempo. La movida a piazza della mercanzia è bloccata,sul lungomare è solo un ricordo. Ci sono però i social che ci hanno sbattuto in faccia la realtà e prenderne atto è dura. Scriviamo di notte, dopo aver smanettato su facebook, e dove abbiamo ritrovato vecchi amici e persone di cui non ricordavamo più nemmeno l’esistenza, scrivere post dopo la morte così shoccante di Franco. E attraverso i ricordi della gente verso Franco , della mia gente, ho ritrovato Agropoli, il sentimento, la sensazione che forse avevamo lasciato indietro con gli anni. E ci siamo accorti di come Franco era amato perchè interprete fedele dell’agropolesità intesa in senso alto e questo ci fa capire che Agropoli ha ancora un’anima, un calore, un espressione reale ma ha lasciato il suo status di paese. Forse lo sapevamo che era così tanto amato il caro Franco, l’amico di sempre,il saggio e il refrattario, ma la quotidinetà non ce lo aveva fatto registrare. Nella sua play sport si passavano le giornate come da Romolo, come allo snak bar piuttosto che al Bar Italia o al bar Aquario di Pasquale Santosuosso o alla buca. Se ci giriamo intorno troviamo una comunità cambiata, rinnovata, diversa, dove la gente non si conosce quasi più se non dai social ma profondamente umana, piena di orgoglio e di dignità.Siamo diventati città? Diffcile dirlo, ma ormai, mandati in soffitta i luoghi storici di ritrovo e le vecchie abitudini, tutto non si è riprodotto come prima e quindi Agropoli ha un altro volto, con vedute più ampie e con meno spirito paesano, questo è certo. Le riprese di Alta Prospettiva poi ce lo consegnano sempre più bello e affascinante,la collina san marco è la terrazza unica e inestimabile,un patrimonio. Forse a noi piaceva più come prima ma prendiamo atto che anche questa città è molto bella. La riflessione è chiara ed evidente, la morte di Franco segna il grande passaggio storico di Agropoli, che da paese si trasforma in città perchè ora si riconosce non più nei vicoli e nei quartieri ma nei grandi avvenimenti che la proiettano a livello nazionale. Ecco la risposta ai post che abbiamo letto su facebook. Franco ha dato la serie A di basket alla città e quindi Agropoli si è riconosciuta in lui e lo ha detto adesso a ridosso della disgrazia che ci priva della sua presenza ma non del suo operato che ha sancito la trasformazione che gente come Paolo Serra, Franco Alfieri e altri avevano immaginato costruendo la città nuova. A nostro avviso è questo il grande merito di Franco sperando nell’approvazione di Ernesto Apicella, Carlo Romanelli, Antonio Iorio, attuali storici della nostra città, nostri grandi maestri, i quali, con le loro vedute, sicuramente sapranno meglio di noi leggere il momento e l’eventuale passaggio storico di trasformazione. Speriamo anche nell’approvazione di Umberto Anaclerico, Vito Barone, Antonio Inverso Caciotta, Emilio Malandrino, Bruno Mautone i quali sicuramente hanno studiato il processo di trasformazione di Agropoli. Il cielo non riesce a diventare più blu per questo difficile momento ma prima o poi quella luce in fondo al buio dovrà pure comparire e a quel punto la politica, la città, la società civile hanno il dovere di fare la loro parte non in maniera approssimativa ma con una programmazione vera e degna del nome di Franco il quale ha trasformato Agropoli da paese in città grazie alle sue gesta e sul suo esempio bisognerà agire. “Lui è mio padre” scrive nel titolo del film girato ad Agropoli Roberto Gasparro, questa è la nostra famiglia trasformata,diversa e piena di risorse. Da Oreste Giamberini a Franco e Giulio passando per Donato Avenia una storia da scrivere e riscrivere con una grande prospettiva Gabriele Procida(al quale dedichiamo la copertina) figlio degli agropolesi Carmine e Cinzia già esordiente in serie A e in nazionale (leggi qua). E mentre ci alziamo dal computer è notte fonda, la mente va all’emergenza, alle difficoltà, ai contagi, alla cronaca ma anche al delfino, all’Agropoli che quest’anno festeggia il centenario. E si L’AGROPOLI ferma al palo mentre altri scendono in campo, anche questo è motivo di frustrazione. Il centenario però ci ricorda chi siamo,come siamo e quanti siamo. E dovrà essere proprio l’Agropoli a farci vedere la luce in fondo al tunnel. Lo abbiamo detto al sindaco. Sarà l’Agropoli a ricolorare la città di azzurro, di blu,dei nostri colori. Ne hanno bisogno proprio tutti. Ironia della sorte tocca proprio all’Agropoli risvegliare la città dal torpore, dal grigiore in cui è finita. Sergio Vessicchio

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