24 Giugno 2024

ALFIERI RICHIAMA WOYTILA CAPACCIO PAESTUM VA IN VISIBILIO

Nel settembre del 1990 Papa Giovanni Paolo II in piazza del plebiscito a Napoli parlò di speranza lanciando un appello ai politici del tempo. ” Organizzare la Speranza”disse il papa polacco riferendosi ai politici. ” Ridate la speranza” tuonò il Santo Padre.  E il passaaggio di Franco Alfieri sulla speranza in piazza Santini è stato un inno al pensiero del Papa il cui mandato ha accompagnato gli esordi della vita politica di Franco Alfieri in un partito di ispirazione cattolica, la DC,  i cui principi Alfieri non li ha mai abbandonati ne traditi, li ha sempre messi al centro dei mandati politici istituzionali.  Uno dei segreti di Franco Alfieri è questo, un doroteismo elegante interpretato nel migiore dei modi. Franco Alferi è un politico che ti prende, parla a braccia e consuma il suo tempo a disposizione ripercorrendo l’attività politica di 5 anni . La piazza è gremittissima, pullula di entusiasmoe Alferi se ne accorge, si gasa, si concentra, è limpido nella sua esposizione, chiaro nel ripercorrere le tappe più importanti della legislatura durante la quale ha dovuto programmare, organizzare il lavoro, affrontare la pandemia, diventare presidente della provincia, ma tanto altro. E Alfieri puntualizza sulle opere più visibili ma le tralascia perchè dice: ” Se non creiamo il lavoro e la tranquillità dei cittadini è inutile che facciamo lungomare, cine teatro,il sottopasso e via dicendo con la gente che non potrebbe fare una passeggiata serena. Dobbiamo affrontare e risolvere i problemi legati al lavoro e non a caso ci sono progetti avviati, programmati che daranno occupazione”.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante folla e testo

 

 

 

Questo è stato il passaggio intellettuialmente focale del suo discorso sempre alto nel tono con la postura del politico di razza. Alferi con rammarico e dignità ha anche sfiorato il delicato tema riguardante qualche inchiesta ma la sua franchezza e il suo perbenismo lo hanno messo nella condizione di esporsi benissimo e di scatenare l’ovazione di una piazza che gli ha tributato l’affetto di ringraziamento. E quanto ha parlato di voto ha invitato tutti alle urne e a non sottovalutare l’appuntamento. Alferi ti sorprende sempre e naturalmente percorre la strada delle sue origini perchè è un uomo vero, parla guardando in faccia alla gente perchè sa di essere dalla parte della ragione, di aver fatto quanto promesso  come facevano i grandi della Democrazia Cristiana, ogni volta Alfieri si riavvicina sempre di più alla politica che lo ha svezzato, lanciato, coccolato in quella prima repubblica che oggi Alfieri rimette in piazza con orgoglio perchè era quella dei valori, della costruzione del dopo guerra, del rapporto con la chiesa, dell’incoraggiamrnto dei politici ai cittadini. Il talento del fuoriclase viene fuori  quando fa capire di mettere insieme i valori della DC con il pragmatismo del decisionismo che era più andreottiano che moroteo e poi ci mette il “fare” della seconda repubblica anticipato dal doroteismo residente in quella sinistra democristiana di De Mita, Pintacuda e i filosofi Gesuiti. Alferi è un politico completo per questo motivo riesce a fare il sindaco di Capaccio Paestum, il presidente della provincia, e il presidente dell’unione dei comuni, ma anche il leader perchè non trascura rapporti, abbracci, enti, comuni. Tutto guadagnato sul campo senza che nessuno gli ha mai regalto niente anzi in molti gli devono carriere, poltrone e insegnamenti. Capaccio Paestum è pazza per Alferi ed è giusto così, se non ci sono concorrenti e perchè oggi la città ha stabilito che chi la guida merita di guidarla ancora. L’assenza di competitor non si tratta di paura nel candidarsi  ma è la risposta positiva al suo lavoro promosso a pieni voti per buona pace di chi anche giustamente e  rispettabilmente si pone come voce fuori dal coro e anche questo serve a crescere. Alfieri si pone come politico del territorio, come punto di riferimento di tutti e lo fa con l’ok della gente pronta a rivotarlo con l’entusiamso molto caro a Franco. La campagna elettorale è una passerella e in tutti i quartieri lo aspettano per applaudirlo, per abbracciarlo e rivotarlo. Tutto meritato. Sergio Vessicchio

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