25 Febbraio 2024

SALERNITANA,TIFOSERIA DISGUSTATA,COSI’ CROLLA ANCHE LA FEDE

Un’altra impresa, memorabile. Ma al contrario! Sono riusciti a compiere, contemporaneamente, il suicido di un risultato agonistico e l’omicidio di una passione calcistica. Hanno sovvertito tutte le regole (non scritte) del mondo del pallone e sono stati capaci di far crollare la fede di un’intera tifoseria (ricompattatasi almeno in apparenza): non si può più credere in questa Salernitana, o meglio in questi uomini che la rappresentano sul campo e, soprattutto, fuori dal terreno di gioco.Pensavamo di averne viste tante, forse tutte, in questi ultimi cinque anni con più dolori che gioie, con più delusioni che illusioni, con più mortificazioni che soddisfazioni. E invece… ci mancava di assistere, sempre più basiti, inermi, incavolati, disgustati, fortunatamente davanti alla televisione e non sugli spalti dell’Arechi, a un’altra partita surreale di questa stagione anomala: le riserve dello Spezia che battono, persino in rimonta, i titolari della Salernitana; gli stimoli zero dei liguri che prevalgono sulle infinite motivazioni dei campani.Altro che #giochiamocelA, vinciamolA!: questo gruppo, nel suo complesso – con la proprietà in testa, scendendo per la dirigenza e lo staff tecnico, fino ad arrivare all’ultimo dei componenti di una rosa che ha disonorato la casacca granata – deve solo vergognarsi per non aver sfruttato anche l’ultima prova d’appello per riscattarsi, per dare un senso alla propria annata, per ripagare chi è arrivato finanche – e non gliene si può fare una colpa! – a rinnegare le proprie idee, convinzioni, valutazioni per l’interesse supremo della Salernitana: che era quello di remare insieme per entrare, magari anche dalla porta di servizio, nei playoff.E’ stato un fallimento totale. Peggiore anche di quello dello scorso campionato, quando si è dovuto penare fino al rigore trasformato da Di Tacchio a Venezia per conservare almeno la cadetteria.

E’ stato – lo certificano i numeri, che sono inconfutabili – il fallimento di un progetto (ammesso che ci sia mai stato per davvero) tecnico-societario. E’ stato il fallimento di una proprietà (Mezzaroma e, soprattutto, Lotito), che da 5 anni tiene “congelate” le ambizioni in un freezer di ambiguità, fughe in avanti e retromarce, annunci e smentite, promesse e conti mai saldati.E’ stato il fallimento di un direttore sportivo (Fabiani), che in quinquennio è stato capace di assicurare solo la continuità dell’anonimato. E’ stato il fallimento di un allenatore (Ventura), che a dispetto del suo curriculum non ha mai puntato i piedi con la società, si è accontentato pure lui meno del minimo sindacale e ha aggiunto la terza macchia indelebile consecutiva (dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali e l’impalpabile esperienza a Verona con il Chievo) ad una carriera di cui poteva andare fiero.E’ stato il fallimento di una squadra, composta da giocatori finiti (Cerci, Hertaux), inproponibili (Giannetti e Billong), incostanti (Kiyine), fragili emotivamente (Maistro) e fisicamente (Lombardi), ancora troppo acerbi (Dziczek), ma comunque – altrimenti cadremmo in contraddizione con quanto sostenuto per l’intera stagione – funzionali almeno a competere per la qualificazione alla post season solo perché si sono confrontati con una concorrenza di qualità complessivamente medio-bassa.

E, in conclusione – l’1-2 di ieri si commenta da solo – rischia di diventare il fallimento anche di chi – come noi, come le centinaia di tifosi che hanno “scortato” nel piazzale dell’Arechi il pullman sociale della Salernitana fino all’ingresso dalla porta carraia, come gli esponenti di spicco di club e ultras che ci hanno messo la faccia o la penna per spronare, caricare, incitare la squadra nell’immediata vigilia di quella che doveva essere la “partita della vita”- ci ha creduto o ci ha voluto credere fino alla fine.Lo si può scongiurare, questo rischio fallimento, solo in un modo: facendo fronte comune, da subito, nel chiedere conto per quest’altra insulsa stagione e rispetto per la storia ultracentenaria della società granata alla proprietà, per la quale sono finite le aperture di credito. Ma, soprattutto, nel pretendere piazza pulita dei dipendenti e collaboratori che hanno prodotto, sul piano dei risultati, cinque anni di nulla!Enrico Scapaticci

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